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Un momento delle cariche alla Sapienza in occasione dello sciopero dell'Onda 

 

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Il potere della provocazione
Scritto da Uniriot Network   
venerdì 20 marzo 2009
di Francesco Raparelli*
 
ImageNon c’è che dire, questo governo conosce fino in fondo il linguaggio e la sua straordinaria forza produttiva. «Dire cose false per produrre fatti veri», gridava Radio Alice nel ’77, oggi la stessa invenzione antagonista è diventata metodo di lavoro politico per Berlusconi e per i suoi ministri. Nulla di nuovo d’altronde, prima di gettare il carattere produttivo della menzogna nell’arena politica, Berlusconi ha costruito un impero economico la cui risorsa principale è proprio il linguaggio, la comunicazione, la produzione di fatti veri attraverso informazione false. Il fatto vero più significativo prodotto da Berlusconi è il disastro politico e sociale in cui versa il nostro paese.
Zelante esecutore dello stile berlusconiano è Renato Brunetta. Offenderlo sarebbe cosa facile, è lo sport preferito dai precari e dagli studenti (oltre che dai lavoratori) di tutta Italia; proviamo piuttosto a prenderlo sul serio. Appena insediato nel suo ministero l’assalto feroce e volgare ai fannulloni, adesso bersaglio principale sono diventati proprio gli studenti e i precari dell’Onda (avrà capito il Nostro di non essere troppo gradito?) che, dopo i fatti di mercoledì mattina alla Sapienza, sono stati stimolo decisivo per la sua provocazione e la sua smentita a mezzo di provocazione. Ma ripercorriamo la sequenza. Prima parte, in tarda mattinata: gli studenti dell’Onda non hanno rappresentanza dunque sono dei guerriglieri dunque vanno trattati come tali. Seconda parte, dopo le dichiarazioni di Fioroni e di Azione Universitaria: gli studenti dell’Onda non sono dei guerriglieri, sono solo dei fannulloni che si divertono ad esser violenti, i guerriglieri, piuttosto, sono una cosa seria. 

Gli studenti non sono dei guerriglieri, non perché non ne hanno la statura etica e politica (come ci insegnano gli asini di Azione Giovani), ma perché appartengono ad una nuova stagione di lotte, perché parlano un linguaggio e si esprimono attraverso pratiche che non sono leggibili con le lenti del passato. Eppure fare questa affermazione falsa significa costruire le condizione per un fatto vero: la chiusura repressiva e violenta nei confronti del movimento e delle sue istanze.
Il gioco delle parole ha un obiettivo concreto, far fuori il diritto al dissenso e la possibilità di lottare per una vita migliore. La seconda parte, la smentita, sceglie il terreno dell’umiliazione: prima la criminalizzazione, poi, misurato il tono delle reazioni politiche, l’offesa, come a dire “non siete all’altezza neanche del crimine, siete solo fannulloni che amano l’ebbrezza della violenza”. È indubbio dunque che non si tratta solo di strategia politico-comunicativa, in Brunetta c’è anche un profondo risentimento, un rancore inestirpabile e volgare. Ma le passioni tristi lavorano in sinergia con la potenza performativa del linguaggio, ne segnano di volta in volta l’efficacia.
Cerchiamo di mettere in evidenza, però, i punti politici più rilevanti delle parole di Brunetta e delle cariche violente di ieri mattina. Per Brunetta sono criminali o guerriglieri tutti coloro che non hanno rappresentanza negli organi elettivi. Poco importa se a votare alle elezioni universitarie della Sapienza sono andati solo il 7 % degli aventi diritto: 10.000 studenti, a fronte di 130.000 iscritti, a fronte dei 300.000 studenti (per il 90 % romani) che hanno manifestato solo nella data del 14 novembre. Chi non vota o non si fa votare è un criminale e merita di essere spazzato via.
Seconda questione, al cuore tanto delle cariche quanto delle parole del Nostro: isolare l’Onda, mettere in crisi le alleanze sociali che l’Onda ha costruito in questi mesi. Inutile dire che i fatti di mercoledì lavorano in questo senso, non fosse altro che sono avvenuti in concomitanza con lo sciopero indetto da Cgil-Flc. Al momento si sono susseguite alcune dichiarazioni autorevoli della Cgil a sostegno degli studenti, ma di certo la questione è ancora molto aperta, non fosse altro che il protocollo romano anti-cortei e anti-Onda è stato firmato, tra gli altri, proprio dalla Cgil. Allora le cose sono molto semplici: se il protocollo voluto dal prefetto Pecoraro non viene stracciato, il governo avrà avuto la meglio e l’Onda sarà stata isolata.
Se invece le cose dovessero cambiare non solo l’Onda non sarà stata isolata, ma uno spazio di democrazia si riapre per tutti i movimenti, per tutti quelli che non vogliono pagare la crisi.

* Dottorando di ricerca in Filosofia politica
Ultimo aggiornamento ( venerdì 20 marzo 2009 )
 
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